
Un passo dopo l’altro, senza aspettative, senza fretta, con la serenità di chi è proprio lì dove vuole essere. E’ un desiderio semplice, quello del cammino, nato per caso, insinuatosi piano dentro di me per realizzarsi nel modo più naturale possibile.
Finalmente sento di potermi fermare, sembra un paradosso dopo tanta paralisi. Lì in quel pantano di paure e incertezze, fermarsi era impensabile, l’unica salvezza era essere sempre in movimento, avere l’illusione di continuare ad andare in un mondo immobile. Ora, un piede davanti all’altro, sento che uno dopo l’altro metto in fila anche i pensieri, senza aspettative, li lascio fluire dentro di me, mi ascolto. Darsi spazio, darmi spazio, stando con quello che c’è, che la vita non è giusta né sbagliata, semplicemente è. Mi lascio sorprendere da ciò che incontro sulla strada accogliendolo, senza giudizio. Una salita è solo una salita, un passo alla volta scivola via lasciando il posto a nuovi percorsi e non è che una parte del cammino. Quello che la mattina sembrava impossibile, la sera mentre cala il sole e l’aria rinfresca le gambe stanche e pesanti, non è che un ricordo a cui brindare con il sorriso. Non sai cosa sei capace di sopportare e come lo farai, finché non ti trovi ad affrontarlo, tutto ciò che ti serve sapere è dove farai il prossimo passo, poi un altro e un altro ancora, uno dopo l’altro, con fiducia e pazienza.

Perché si può credere di sapere già come andrà, ma il mondo intorno cambia continuamente, incurante di qualsiasi piano. Ci si sveglia in una fitta coltre di nebbia, si muovono i primi passi al freddo e al buio con una pioggia così fina da essere impercettibile, e man mano che si avanza senza pretese, il paesaggio muta intorno, le montagne lasciano spazio alle foreste di salici, silenziose ed eleganti e poi ancora agli immensi campi di grano che ballano al vento illuminati da un sole splendente. Non sai mai cosa ti aspetta all’arrivo, ma sai dove metterai il prossimo passo ed è tutto ciò che ti occorre sapere.

Un passo dopo l’altro, mi prendo del tempo per me, per trovare il mio personale passo, il mio ritmo. Come le margherite che ostinate crescono tra le più piccole crepe della terra, così dentro di me fioriscono i pensieri, ricordi, immagini, irrisolti che ancora pesano nel mio bagaglio, momenti felici, persone che porto con me. I miei legami, persone che non ci sono più che sono tutt’intorno a me, persone che avrei voluto qui con me, persone che sento vicine al mio cammino anche se lontane, persone di cui porto un po’ del dolore di una perdita, persone di cui porto la gioia di una nuova vita che si prepara ad arrivare. Me ne ricordano le cose che incontro, un posto, un colore, una pianta, un paio d’occhi grandi come i tuoi. Proprio mentre sono sola, scopro che non sono sola mai, che questo è senza dubbio il mio tesoro più grande. Proprio mentre sono sola scopro che non sono sola mai, perché qui si è parte di qualcosa di più grande, che accomuna tutti. Nel cammino siamo tutti insieme, tutti uguali, non abbiamo età né nazionalità, non abbiamo differenze, solo storie da raccontare da condividere e da scrivere insieme. Perché il cammino è di tutti, che tu abbia dodici o ottant’anni, che sia in bici o a piedi, per un giorno o per un mese, non importa come né il perché, l’unica cosa che conta davvero è farlo. Stare da soli è un’esperienza che arricchisce l’animo, ma il sentirsi soli, la solitudine, non dovrebbe provarla nessuno mai, è il vero fallimento dell’umanità.
Nasce la consapevolezza che a volte più che fare, è importante semplicemente essere.
Scopro che in certi giorni dove torna continuamente il pensiero è dove fa ancora male. Certe delusioni bruciano come scottature sulla pelle scoperta, sciolgono certi legami come neve al sole, ma sono fresca linfa per nuove fioriture. I legami profondi sono quelli che resistono ad ogni stagione, ad ogni tempo e ad ogni cambiamento, che non esiste dolore così grande da non portare un nuovo germoglio dentro di sé. Quando sembra impossibile, è indispensabile allargare lo sguardo, non siamo che una parte di un tutto, infinitamente più grande di noi.

Cammino e realizzo che trovare qualcuno con il tuo stesso passo è semplice fortuna, lasciare andare chi corre avanti o resta indietro, con la fiducia di potersi reincontrare un giorno e la gratitudine di aver, comunque, condiviso un pezzo di strada, è una saggezza di pochi. Prevale spesso l’arrogante pretesa nel voler tirare a sé chi è destinato ad altre strade, o di affannarsi a seguire qualcuno al costo inevitabile di perdere in qualche modo sé stessi. Ma qui, semplicemente mettendo un piede davanti all’altro, accogliendo la vita, si accoglie anche l’altro nella propria strada, anche solo per il tempo di un saluto, di un sorriso, o per giorni interi, con la promessa di arrivare insieme alla meta. Quando non ci pensi è più semplice, quando non ti lasci frenare dal dubbio o dalla paura di dover prima o poi salutare quella persona forse per non rivederla mai più. Ma a cosa serve lasciarsi spaventare dai limiti della propria mente se non allontanarti dalla possibilità di godere respirando a pieni polmoni la disarmante bellezza del presente. Che il dolore, come le salite, non è che una parte del cammino, si può scegliere se soffrire nel tentativo di evitarlo, o accettare di ferirsi correndo verso alla felicità.

Ancora una volta scopro come quello che più desidero si trovi dall’altro lato della paura e che più che il coraggio a volte basta avere fiducia. Affidarsi, a sé stessi e al moto interiore che se lasciato libero porta proprio lì, dove vorresti essere. I greci lo chiamavano daimon, nello yoga si parla di dahrma, la legge universale che porta alla tua personale illuminazione. Quando senti viva dentro di te quella spinta, quando impari ad ascoltarla con fiducia, in quel momento la fitta nebbia di paura si dissolve e i giudizi degli altri, le diffcoltà, i limiti, le conseguenze, smettono di essere degli ostacoli ma diventano semplicemente parte del cammino.
E’ tutto racchiuso negli attimi, momenti come scintille, che in questo cammino con gli occhi grandi e il cuore aperto per poter raccogliere ogni singolo frammento di questa esperienza, si dilatano fino a sembrare interminabili.

Siamo fermi, questo piccolo mucchio di persone, un gruppo che in qualche modo sa già di famiglia, che non conta il tempo passato insieme ma la profondità con cui lo si condivide.
Ognuno ha scelto il suo posto, in questo angolo di natura, attratti dal rumore dell’acqua ci siamo lasciati portare dalla strada e ora, davanti al costante scorrere di questo piccolo corso d’acqua, ci lasciamo incantare dallo spettacolo che sembra esistere solo per noi, dove ogni cosa è al suo posto, insieme per creare un equilibrio perfetto. Non ci sono pretese nella natura, ambizioni, egoismi, rivalità, ogni cosa vive per ciò che è, ogni cosa è intimamente connessa all’altra, ne dipende e accetta che se ne dipenda. Come l’uccello che si nutre dei frutti dell’albero, che a sua volta affonda le radici nell’acqua del ruscello che si riempie della pioggia che cade. Se ognuno di noi concepisse così la sua esistenza, che ha valore nella misura in cui dipende da ogni altra forma di vita presente sulla terra. Se potessimo rispettare l’altro come rispettiamo noi stessi al di là di ogni differenza, se potessimo tutelare la natura con lo stesso amore che abbiamo per la nostra stessa vita. Chissà come sarebbe il mondo senza fretta, con la serena fiducia che ogni parte collabora per la realizzazione del tutto. Chissà come sarebbe la vita di ognuno di noi se fossimo sollevati dalla pressione della realizzazione individuale, per fare spazio al valore della collettività dell’esistenza.
Ognuno, in silenzio, contempla la straordinaria bellezza della natura. Non ci sono parole da dire, a volte, è importante semplicemente stare.

Più di tutto vorrei portare dentro di me, nel mio cammino quotidiano, questa sensazione profonda di libertà. Nel cammino non ci sono limiti ma solo nuove possibilità, non c’è fretta ma solo il desiderio di vivere a pieno ogni momento, non ci sono estranei ma solo amici che non si conoscono ancora.
Il cammino di Santiago è la metafora della ricerca di se stessi: è un’esperienza alla portata di tutti, qualunque sia la tua storia, l’unica cosa che conta davvero è, ancora una volta, esserci. Che la meta del cammino è il cammino stesso.
Dovunque tu vada, ci sei già.























